Massimiliano Caiazzo, Mariasole Pollio e Nicola Prosatore raccontano Je so’ Pazzo: “In Dorina Pino si sentiva Giuseppe. La paura di non essere all’altezza? La nostra compagna di viaggio” | Intervista

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Dal 15 ottobre 2026 è possibile vedere al cinema ‘Je so’ Pazzo‘, il film diretto dal regista Nicola Prosatore sull’ascesa di Pino Daniele, dall’infanzia al concerto in Piazza del Plebiscito dell’81. A vestire i panni del cantautore è Massimiliano Caiazzo mentre Mariasole Pollio ricopre il ruolo della prima moglie Dorina Giangrande. Noi di SuperGuidaTv abbiamo incontrato i due attori protagonisti e il regista in un’intervista esclusiva e gli abbiamo chiesto quanto è stato difficile interpretare i loro ruoli e raccontare chi era l’uomo prima del musicista.

Intervista agli attori Massimiliano Caiazzo e Mariasole Pollio e al regista Nicola Prosatore

Massimiliano Caiazzo lei interpreta Pino Daniele in ‘Je so’ pazzo’: cosa ha significato per lui Dorina?

Massimiliano Caiazzo: “Dorina era uno degli spazi più intimi per Pino, in cui era più Giuseppe, mettiamola così. Era un luogo in cui spesso trovava ispirazione, uno specchio e anche degli spigoli del suo carattere che poi metteva in musica. Con lei rifletteva sulla sua quotidianità. Quando si sceglie di condividere un pezzo di vita con una persona è sempre perché c’è qualcosa di forte che vibra, no? In fase di studio, esplorare questa relazione è stato super interessante: mi ha detto tantissimo dell’essere umano”.

E invece per Mariasole Pollio, che interpreta Dorina, cosa ha significato Pino Daniele?

Mariasole Pollio:”Credo che, per Dorina, Pino sia stato un motivo, la causa di tantissime scelte e anche di tantissime cose che lei ha lasciato andare. È stato il suo miglior amico, suo marito, il papà dei suoi figli. Un artista che mi sento di dire che ha amato e stimato, e che ama e stima ancora, perché Dorina ha dimostrato un grande amore per questo essere umano. La vera Dorina, e mi auguro di esserci riuscita anch’io nel film, è stata sicuramente un pezzo importante della sua storia”.

Nicola Prosatore quanto ha influito nel raccontare l’uomo Pino Daniele rispetto al musicista, e nel far emergere le sue emozioni, il fatto di essersi basati sul libro del figlio Alessandro Daniele, sui racconti di Dorina e sulle immagini dell’archivio delle Teche Rai?

“E anche dell’Archivio Operaio ricordiamolo. Ha influito tantissimo. Nel libro di Alex c’è tanto di quel periodo ed è chiaramente l’unico che può raccontarlo, essendo il custode di tutti i ricordi della famiglia e dei parenti. Dorina ha influito ancora di più: più che sul raccontare l’uomo in sé, sull’angolatura da prendere per raccontarlo. Durante una lunga intervista che le avevo fatto ci ha raccontato tante cose che hanno stretto l’angolo tematico della storia e del carattere che volevamo portare sullo schermo”.

Avete parlato della responsabilità di questo ruolo e della paura di non essere all’altezza. Nel film emerge anche un Pino Daniele che all’inizio non si sentiva all’altezza di fare il cantante per via dell’aspetto fisico, poi forse non si sentiva figlio quando il padre gli dice che era il più debole. E infine di non sentirsi marito nel rapporto con Dorina. Vi siete immedesimati in questo?

Massimiliano Caiazzo: “La domanda è bellissima e mi dà degli spunti di riflessione tali che, a ragionarci su, mi commuovo… perciò vedete gli occhi lucidi. Detto questo: responsabilità sì, e anche paura di non sentirsi all’altezza sì. Io la reputo una compagna di viaggio, un gentile consiglio-assist del mio istinto creativo che mi ha suggerito come questa potesse essere, come è stata, una chiave per entrare nello spettro umano di questo personaggio. Come dici tu, in tante situazioni lui forse non si è sentito all’altezza, ed è una cosa che almeno una volta nella vita proviamo tutti. Perciò, si deve andare al cinema!”.

Mariasole Pollio: “Ogni volta che arrivavo sul set non mi sentivo mai all’altezza, perché quando cerchi di misurarti con una cosa così grande come l’emotività di una donna e di una storia reale, è difficile. Ho cercato ogni giorno di raccontarmi, di scovare una verità e di essere il più onesta possibile con me stessa e con le persone che hanno viaggiato insieme a me, restituendo tutto senza limiti, come se si fosse aperto un portone gigante. Ho fatto uscire fuori un sacco di cose, ne ho prese tantissime, ho guarite tante cose e ne ho incontrate tante altre”.

Chi vede il film forse ha la sensazione che il finale rimanga aperto. Dobbiamo immaginarci un seguito, magari incentrato sul grande concerto di Piazza del Plebiscito del 1997 o sugli anni successivi? Ci sarà un seguito, una serie tv tipo quella sugli 883?

Nicola Prosatore: “No, per fortuna, nessuno per ora lo ha visto come una serie tv. Ti dico la verità, non so come risponderti. Ti direi che se proprio dovessi fare un film farei più che un sequel un prequel, la puntata pilota, quella zero. È un film che vuole assolutamente avere un linguaggio cinematografico, quindi il consiglio è di andarlo a vedere al cinema, poi se volete potete vederlo anche in tv, a puntate, fermandolo”.